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L'Europea di Parigi
10 novembre 2002

Cani iscritti: 12.000; bassotti iscritti: 335, di cui 54 S/c, 28 S/l, 69 S/d, 31 N/c, 31 N/l, 59 N/d, 14 K/c, 17 K/l, 32 K/d; bassotti di proprietà italiana iscritti: 46, di cui 5 S/c, 5 S/l, 7 S/d, 2 N/c, 1 N/l, 16 N/d, 2 K/c, 4 K/l, 4 K/d; Campioni europei di proprietà italiana: 1 S/l (Timoty della Canterana), 1 N/l (Blackjack della Canterana), 2 N/d (Oltre Rio Oblò - lt’s me del Gotha); Giovani campioni europei di proprietà italiana: 1 S/l (Houbert del Fico d’India); BOG: Houbert del Fico d’India.

Questi in breve i numeri, che forse avrebbero dovuto essere diversi. 5 campioni europei di cui 3 al Raggruppamento possono sembrare già un ottimo risultato, calcolando soprattutto la non dominante presenza sul campo (46 cani su un totale di 335). Ma per chi assisteva ai ring come spettatore molte gare sono sembrate giudicate più con spirito campanilista che con imparzialità e capacità tecnica. Capacità che per altro sicuramente non mancava ai 5 giudici: Sig. Alfred Gaide (F) (per tutti i puppy, i giovani e i veterani), Sig. René Depoux (F) (per tutti i corti), Sig.ra Bandel (D) (per tutti i lunghi), Sig. Jean Cessot (F) (per tutte le femmine dure) e Sig.ra Agnès de France (F) (per tutti i maschi duri), ma in realtà “troppo francesi” per non sentirsi un po’ di parte in terra parigina. Ottimi soggetti sia italiani che di altri paesi europei sono stati spesso scartati o comunque hanno meritato solo la piazza d’onore a vantaggio di altri cani forse meno all’altezza ma di provenienza francese.

Ma cominciamo il racconto di questa lunga giornata. Le Bourget è una località nella parte nord di Parigi che ospita un grande centro fieristico sicuramente ben organizzato per parcheggi (grandi e non troppo costosi) e per padiglioni (ampi, puliti, riscaldati e ben attrezzati con gabbie per i cani e sedie per gli espositori).

E’ difficile da trovarsi soprattutto per chi come noi e molti altri arriva a Parigi venerdì sera in piena “rush hour”. Io mi lamento del traffico delle tangenziali di Milano, ma vi posso assicurare che la périphérique è allucinante. Il mattino dopo non un’indicazione, nemmeno quando si arriva finalmente a Le Bourget, che indichi dove si svolge l’Expo. Chiediamo un po’ a uno e un po’ all’altro e finalmente la troviamo. Un numero notevole di parcheggiatori distribuisce ordinatamente la coda di auto e camper e il tutto ruba veramente poco tempo. Questo grazie anche all’intelligente iniziativa di spedire ai vari espositori il numero del cane e l’orario del probabile ingresso nel ring, diluendo in tal modo l’arrivo degli espositori durante la mattinata. Fin qui dunque tutto piuttosto tranquillo e ordinato, ma al controllo veterinario il vero problema: sotto una pioggia battente e un vento gelido, ci ritroviamo incolonnati ad aspettare il nostro turno. E i tempi d’attesa risultano piuttosto lunghi perché, viceversa dal solito, di ogni cane non vengono controllate le vaccinazioni con una rapida occhiata alla rabbia, ma il tatuaggio o il microchip. Come potete ben immaginare questo allunga molto la visita e, tra l’altro, è un’avvertenza di poca utilità. E’ probabile infatti che l’espositore disonesto, se vuole presentare un cane al posto di un altro, lo faccia direttamente sul ring, ma che il libretto veterinario sia quello del soggetto presente. Solo un controllo in gara tra tatuaggio del cane iscritto e del cane presentato potrebbe servire, anzi forse sarebbe cosa da introdurre, ma in verità solo il Sig. Alfred Gaide ha seguito tale procedura.

Superato il controllo veterinario ci avviamo al nostro padiglione, molto grande, con ring di media dimensione, quasi piccoli per gli spazi a disposizione, delimitati da sedie e piante. Intorno, più distanti, gabbie in rete per gli espositori che i cani hanno apprezzato molto, soprattutto dopo essere stati per tante ore in viaggio, chiusi nei loro trasportini.

Ma passiamo alle gare e ai vari giudici. Nel complesso posso dire di aver visto un controllo generico del soggetto, con sì un’attenzione particolare alla chiusura dei denti, alla coda, all’appendix ecc., ma sicuramente non alla taglia (non è mai stato usato un centimetro e, se il controllo c’era, era solo visivo), né al peso degli Standard, che andavano tranquillamente dai 7 agli 11/12 chili, senza nessuna particolare nota in merito. Inoltre una lentezza di giudizi a volte eccessiva ha fatto sì che lo spareggio per il migliore di razza delle tre taglie a pelo duro avvenisse ben oltre le 16.00, con conseguenti problemi per arrivare al Raggruppamento in tempo. Problemi anche perché nessuno era a conoscenza dell’ordine d’ingresso nel Ring d’Onore: a catalogo infatti si parlava solo dei Gruppi (sabato, per esempio, per primo il 4°, poi il 6°, il 7° e l’8°, ma da nessuna parte risultava quando, se e con che ordine ci fossero anche i Raggruppamenti dei puppy, dei giovani, dei veterani, delle coppie, dei gruppi d’allevamento e delle mute -almeno 6 soggetti- e chi li giudicasse). E così tutti a cercare informazioni, ma nessuno che sapesse darci risposte chiare ed esaurienti. Si attende e poi, finalmente, è il nostro turno: un giovane italiano, uno standard a pelo lungo, un po’ a sorpresa (per tutto il giorno si erano visti favoriti i francesi) è BOG. L’Italia ancora una volta esce a testa alta.

Ultima nota, che mi piacerebbe sottolineare, è che nel trambusto della giornata e nei tempi risultati veramente stretti, non siamo riusciti a ritirare alcuni diplomi vinti. Ma all’interno del catalogo troviamo una pagina gialla con la domanda di ritiro del diploma d’onore. Pensiamo: con calma la compiliamo e domani la usiamo. Ma in albergo scopriamo che in piccolo sul fondo c’è scritto che vale solo per il ritiro diretto da parte del proprietario del cane il giorno stesso del risultato e che non può essere portata nei giorni successivi, né tantomeno inviata per posta. Conclusione: rimarremo senza diploma? Diploma che per altro costa ben 10 Euro. E sì, perché non ho ancora detto che, pur avendo pagato salato ogni soggetto iscritto, dall’Expo come ricordo si è avuto solo un certificato di partecipazione plastificato, neanche troppo bello.
E poi si dice che i genovesi sono poco generosi: ancora possiedo e uso l’utilissima spilla dell’Europea di Genova 1998.

Grazie comunque, Parigi: ma un po’ di sole e qualche giudice straniero in più sarebbe stata cosa molto gradita.

Lucia Ranza

(da “B come Bassotto”, Periodico Ufficiale d’Informazione dell’A.B.C., anno III, nr. 4, dicembre 2002)