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Colori e disegni del manto nel Bassotto

articoli publicati su “I Nostri Cani”, Periodico Ufficiale dell'E.N.C.I.

I bassotti sono sicuramente tra le razze canine che possono mostrare e portare maggiori varianti di colorazioni. Sebbene l’ultimo Standard FCI (2001) ha notevolmente limitato le potenzialità cromatiche rispetto al precedente, che in pratica escludeva solo il bianco e il nero solido, il presente excursus si propone di spaziare anche sui toni e i disegni non ammessi. Questo per dare una descrizione più completa possibile, ma non solo. I colori eliminati sono infatti per la maggior parte recessivi e come tali possono riproporsi dopo generazioni, tenendo conto soprattutto delle sempre più frequenti importazioni da Paesi (come gli Stati Uniti e l’Inghilterra) nei quali sono quasi tutti ammessi dagli Standard e in ogni caso prodotti in modo continuo se non esponenziale.

COLORI AMMESSI DALLO STANDARD FCI*

Lo Standard classifica i soggetti nei tre tipi di pelo (corto, lungo, duro) in 1. unicolore: fulvo, fulvo-giallo, giallo, in tutti i casi con o senza peli scuri frammisti; 2. bicolore: nero cupo o marrone, in entrambi i casi con focature; 3. macchiati: arlecchino e tigrato. Parla inoltre di color cinghiale (da chiaro fino a scuro) e foglia secca per i pelo duro.

UNICOLORE

L’unico unicolore ammesso è il fulvo. E’ dato dall’allele “ay”, dominante sul bicolore e il cinghiale, che inibisce la presenza di pigmentazione scura sul manto. Generalmente tartufo e unghie sono neri (Figura 1-A), ma è ammesso il rosso-bruno (Figura 1-B), anche se non desiderabile. Nel primo caso la presenza di pigmento nero è data dall’allele “B”, nel secondo dalla sua forma recessiva omozigote “bb”, che determina una riduzione delle eumelanine. Rientrano in questa colorazione anche i bassotti con molto o poco pelo scuro frammisto, i cosiddetti “fulvo carbonato” (Figura 1-C), la cui ombreggiatura è data dall’allele di retromutazione “ac”, soggetto a sua volta all’azione di poligeni modificatori che ne variano l’espressione. E’ preferibile un colore pulito (Figura 1-D) e la tonalità rossa (Figura 1-E) è da considerare più pregiata. Esiste anche una forma recessiva di fulvo, dovuta al gene “E” che, nella sua variante omozigote “ee”, provoca la totale scomparsa del pigmento scuro sul mantello. I due fenotipi sono di difficile distinzione. La principale differenza che permette di riconoscere i fulvi recessivi dai dominanti è la completa mancanza di eumelanina che rende le vibrisse sempre bianche, anche su area pigmentata (Figure 1-F e 1-G).

Figura 1-A
(fulvo mucose nere)
Figura 1-B
(fulvo mucose rosso-bruno)

Figura 1-C
(fulvo carbonato)
Figura 1-D
(fulvo pulito chiaro)
Figura 1-E
(fulvo pulito rosso)

Figura 1-F
(vibrisse bianche)
Figura 1-G
(vibrisse pigmentate)

BICOLORE

Nero cupo o marrone, in entrambi i casi con segni di color ruggine o giallo (focature) a sedi fisse sulle sopracciglia, ai lati del muso e sulla gola, sul petto, alle estremità degli arti, nella zona perianale e lungo circa un terzo o metà del sottocoda. Il bicolore è determinato dall’allele “at”, recessivo nei confronti di fulvo e cinghiale. Il colore nero e la sua forma recessiva marrone dipendono dal Locus “B”, di cui si è precedentemente accennato per gli unicolore. Tartufo, rime palpebrali e labiali, cuscini plantari e unghie sono neri nei nero focato, marroni nei marrone focato (detti anche “cioccolato”). Una focatura troppo estesa o troppo sporca non è desiderabile (Figure 2-A e 2-B). La Figura 2-C è rappresentativa del perfetto “cioccolato” per tonalità e intensità di colore, qualità davvero difficili da riscontrare specialmente in un soggetto a pelo duro. L’ultimo Commento allo Standard, che declassa i soggetti marrone focato, perché “depigmentati” nei confronti dei neri, oggetto di non poche critiche e già ampiamente smentito dai fatti, è attualmente in corso di revisione.

Figura 2-A
(focatura pulita)
Figura 2-B
(focatura sporca)

Figura 2-C
(marrone focato)

ARLECCHINO

“Getigerte” per i tedeschi; “Dapple” o “Merle” per gli anglosassoni. E’ dato dall’allele “M”, dominante sugli altri colori, che altera la pigmentazione scura del manto in modo incompleto, determinando il tipico disegno marmorizzato. Nei bicolore lascia intatte le focature. Agendo sul nero, porta l’“arlecchino argento” (Figura 3-A); agendo sul marrone, l’“arlecchino cioccolato” (Figura 3-B); agendo sul fulvo, l’“arlecchino fulvo” (Figura 3-C). Secondo lo Standard sono tollerati occhi gazzuoli, gialli o perlacei (Figura 3-D), non deve prevalere né il colore scuro (Figura 3-E) né il chiaro (Figura 3-F) e non sono desiderabili grosse chiazze. Il tartufo e le unghie si presentano come nei bassotti unicolore e bicolore. Risulta sempre in fase di revisione il palese e subito riconosciuto “lapsus” dell’omissione del colore di fondo marrone nello Standard.

Figura 3-A
(arlecchino argento)
Figura 3-B
(arlecchino cioccolato)
Figura 3-C
(arlecchino rosso)

Figura 3-D
(occhio gazzuolo)

Figura 3-E
(colore scuro prevalente)
Figura 3-F
(colore chiaro prevalente)

TIGRATO

Colore di fondo fulvo o giallo con striature scure (Figura 4-A). Per intenderci, lo stesso dei boxer. Il gene della tigratura è attualmente in corso di studio, dopo le revisioni di Sponenberg e Rothschild (2001) e Schmutz et al. (2003), che lo escludono dal Locus E (“ebr”) e lo considerano una Serie specifica. Il tigrato sarebbe quindi determinato dall’allele dominante “Br” (“Brindle”). Si esprime solo su fondo fulvo. Il soggetto “tigrato bicolore nero” della Figura 4-B, per esempio, lo mostra soltanto sulle focature. Il tartufo e le unghie sono come nei bassotti unicolore e bicolore.

Figura 4-A
(tigrato)

Figura 4-B
(tigrato bicolore nero)

CINGHIALE

Citata dallo Standard nel capitolo sul pelo duro, è la colorazione “Agouti” (o “wild”, selvatica), caratterizzata dalla compresenza nello stesso pelo di bande di colore fulvo e nero (feomelanina ed eumelanina), che possono apparire in diverse sfumature (Figure 5-A e 5-B), e da focature nelle stesse sedi fisse dei bicolore. E’ data dall’allele “aw”, dominante sul bicolore e recessivo nei confronti del fulvo. La molteplice varietà di gradazione in cui si può presentare il bassotto cinghiale, può portare a volte il pigmento scuro a una tale intensità di tono, da far sembrare il soggetto quasi un bicolore nero focato (“cinghiale scuro”). E’ chiaro ed esplicativo al proposito il Commento allo Standard che scrive: “In caso dubbio, il modo migliore per accertare se un cane è cinghiale scuro o nero focato è verificare il colore delle sue orecchie. Se il pelo non è del tutto nero, o è leggermente schiarito all’attaccatura o all’orlo, il bassotto è cinghiale scuro” (Figure 5-C e 5-D). Come per gli unicolore e i bicolore, se il Locus “B” presenta la forma recessiva omozigote “bb”, le eumelanine sono ridotte e il colore nero è sostituito dal marrone, naturalmente anche nel tartufo, nelle unghie, ecc.. Si ha in questo caso il “cinghiale cioccolato” (Figura 5-E), da non confondere fenotipicamente con il marrone focato, perché presenta nel manto anche bande di colore fulvo. Sempre secondo il Commento allo Standard: “Piccole macchie bianche sul petto sono ammesse ma non desiderate” (Figura 5-F). Per la variante “foglia secca” del pelo duro (Figura 5-G), faccio riferimento al mio articolo pubblicato su “I Nostri Cani”, novembre 2008.

Figura 5-A
(cinghiale chiaro)
Figura 5-B
(cinghiale scuro)

Figura 5-C
(orecchio di un soggetto nero focato)
Figura 5-D
(orecchio di un soggetto cinghiale scuro)

Figura 5-F
(macchia bianca sul petto)

Figura 5-E
(cinghiale cioccolato)
Figura 5-G
(foglia secca)

COLORI NON AMMESSI DALLO STANDARD FCI

BLU E ISABELLA (O FAWN)

I soggetti blu mostrano un colore grigio ardesia-blu (come per esempio gli alani), gli isabella (o fawn) un grigio argento-tortora (come i weimaraner). Entrambe queste colorazioni sono dovute al gene di diluizione “D”, che agisce in questo caso nella sua variante recessiva omozigote “dd”, schiarendo il nero nei bassotti blu e il marrone negli isabella. Ha effetto anche su tartufo, cuscini plantari e unghie, rime palpebrali e labiali e occhi. Può interessare i soggetti unicolore (Figure 6-A e B), bicolore (Figure 6-C e D), dove sono coinvolte anche le focature che diventano crema, arlecchino (Figure 6-E e F) e piebald (Figure 6-G e H). Secondo studi americani, la diluizione presenta spesso problemi che rientrano nella cosiddetta CDA (Color Dilution Alopecia), quali pelo molto sottile, alopecia, allergie e infezioni cutanee.

Figura 6-A
(blu unicolore)
Figura 6-E
(arlecchino blu)
Figura 6-G
(piebald blu)

Figura 6-B
(isabella unicolore)
Figura 6-F
(arlecchino isabella)
Figura 6-H
(piebald isabella)

Figura 6-C
(blu bicolore)
Figura 6-D
(isabella bicolore)

CREAM

Il fiore all’occhiello dei Paesi anglosassoni, dove questo colore è molto amato e ricercato. E’ una diluizione del fulvo, che porta una luminosa e raffinata tinta crema, di grande effetto nei pelo lungo (Figura 7-A). E’ determinata dall’allele recessivo “cch” (“chinchilla”, cincillà) che, nella sua forma omozigote, depigmenta la feomelanina e lascia intatto il pigmento scuro. Se agisce su un fulvo dominante (“ay”), dà il “true English cream” (vero English cream); se ha effetto su un fulvo recessivo (“ee”), porta il “clear English cream” (English cream chiaro). In entrambi i casi occhi, tartufo e unghie rimangono neri. Allo stesso modo, in caso di residuo di pelo scuro sul manto dei dominanti (”shaded English cream”, English cream carbonato), le carbonature sono scure (Figura 7-B). I soggetti adulti dei fenotipi true e clear si distinguono con difficoltà, mentre i cuccioli si riconoscono da subito molto facilmente. Il true English cream nasce infatti interamente coperto da peli scuri (Figura 7-C); il clear English cream si mostra invece subito di un uniforme e dorato color camoscio (Figura 7-D). Entrambi vanno mano a mano schiarendo il manto durante la crescita. Sono sempre dovuti all’azione di “cchcch”, in questo caso solo sulle focature, i bicolore nero (Figura 7-E) e marrone (Figura 7-F) focato crema. Se “cchcch” agisce sul pelo duro, dà la variante detta “weathen” (grano, Figura 7-G). Il cream viene usato anche sul disegno arlecchino (Figura 7-H), sul tigrato (Figura 7-I) e sul piebald (Figura 7-L). Il cosiddetto “American cream”, oggetto di non poche controversie e polemiche, perché spesso confuso con l’“English cream”, mostra invece sostanziali differenze genotipiche. E’ infatti dato dalla forma recessiva omozigote “dd”, che può avere effetto sul fulvo sia dominante sia recessivo. Gli American cream presentano quindi anche nel fenotipo una diluizione più o meno intensa delle eumelanine, occhi, tartufo e unghie compresi. Nei carbonati il pigmento scuro è anch’esso diluito. I cuccioli nascono inoltre molto chiari, quasi bianchi, e scuriscono il mantello in crescita (Figura 7-M).

Figura 7-A
(cream)
Figura 7-B
(shaded cream)

Figura 7-C
(true english cream cucciolo)
Figura 7-D
(clear english cream cuccioli)
Figura 7-M
(american cream cucciolo)

Figura 7-E
(nero focato cream)
Figura 7-F
(marrone focato cream)

Figura 7-H
(arlecchino cream)
Figura 7-I
(tigrato cream)
Figura 7-L
(piebald cream)

Figura 7-G
(weathen)

ARLECCHINO OMOZIGOTE

“Double Dapple” o “Double Merle” per gli anglosassoni. I soggetti con questa colorazione presentano il disegno arlecchino alternato da pezzature bianche più o meno vaste. Di solito il bianco copre circa il 25% del mantello e interessa soprattutto muso, gola, petto e arti, ma può mostrarsi anche in forma ben più dilatata e senza alcun criterio di estensione Figura 8-A. E’ determinato dall’allele dominante “M” nella sua forma omozigote. Si tratta di una combinazione che porta gravi problemi già in utero (la mortalità prenatale sembra essere del 50%) e che è spesso associata a serie deformazioni (albinismo parziale, cecità o microftalmia, sordità, sterilità). Per questo è allevata raramente anche oltreoceano.

Figura 8-A
(double dapple)

PIEBALD

Il “Pezzato” è dato dall’allele recessivo “Sp”, che determina la presenza sul manto di zone prive di pigmento, estese preferibilmente per circa il 50% e disposte con grande casualità. Se agisce sull’unicolore, porta il piebald fulvo, nero, ecc. (Figure 9-A, 9-B, 9-C, 9-D, 9-E e 9-F); se sul bicolore, il piebald nero e fulvo, marrone e fulvo, ecc. (Figure 9-G, 9-H, 9-I e 9-L). Sono prodotti se pur in minor numero anche piebald arlecchino e tigrato (Figure 9-M e 9-N). Per influenza del gene dominante di retromutazione “T” (“Ticking”, ticchettatura), si può avere una ricomparsa nelle zone bianche del colore di fondo, che appare in questo caso sotto forma di punteggiature o macchioline (Figura 9-O).

Figura 9-A
(piebald rosso)
Figura 9-B
(piebald nero)
Figura 9-C
(piebald cioccolato)

Figura 9-D
(piebald blu)
Figura 9-E
(piebald isabella)
Figura 9-F
(piebald cream)

Figura 9-G
(piebald nero e fulvo)
Figura 9-H
(piebald marrone e fulvo)

Figura 9-I
(piebald blu e fulvo)
Figura 9-L
(piebald isabella e fulvo)

Figura 9-M
(piebald arlecchino)
Figura 9-N
(piebald tigrato)
Figura 9-O
(piebald ticchettato)

IRISH WHITE SPOTTING O TUXEDO

Porta un’estensione simmetrica del bianco sulla superficie del manto, che interessa petto, fronte, muso, piedi, ventre e punta della coda (Figura 10-A). Il “Tuxedo Cat” è per intenderci il “Gatto Silvestro” dei cartoon. E’ dovuto all’allele dominante “Si” che fa parte dello stesso Locus del Piebald.

Figura 10-A
(tuxedo o irish white spotting)

NERO E MARRONE SOLIDO O UNICOLORE

Soggetti poco apprezzati anche negli Stati Uniti, dove vengono generalmente destinati alla sola vendita come “home pet”. Il gene del “Solid black” (Figura 11-A) è attualmente in corso di studio, dopo la revisione di Kerns et al. (2003), che esclude il nero dominante (“A” o “As”) della Serie “Agouti” e lo considera un Locus a sé stante (“K”). Questa colorazione è presente nel bassotto anche in forma recessiva. Dal nero si hanno poi le possibili varianti blu e marrone (Figura 11-B), e da qui isabella. Il bianco e il nero solido erano gli unici colori non ammessi anche dal precedente Standard FCI.

Figura 11-A
(solid black)
Figura 11-B
(solid brown)

SABLE E BIANCO

Gli stessi americani definiscono per il bassotto il “Sable” (“zibellino”, Figura 12-A) il colore più difficile da riconoscere e definire. Sicuramente è attestato solo nel pelo lungo. E’ caratterizzato dalla compresenza sul corpo di peli fulvi e neri. Il pigmento fulvo forma il sottopelo, il nero lo ricopre interamente. Restano fulvi il muso, la gola, le estremità delle zampe e il sottocoda. Per questo da lontano può apparire erroneamente un nero focato. Sempre nel bassotto, pare dato dallo stesso allele “aw” del cinghiale, che agisce sul pelo lungo. Già sulla rivista statunitense “The American Dachshund” del luglio 1951 ci si chiede se esistono bassotti “all white”. Si fa riferimento a un allevatore tedesco di anni prima specialista in soggetti bianchi, a uno inglese degli anni Venti con bassotti a pelo lungo da show e a uno svizzero produttore di pelo duro marrone focato bianco. Oggi questa colorazione è davvero molto rara. E’ probabilmente data dalla forma recessiva della Serie “Piebald” “sw” (“extreme white piebald”), che porta appunto la massima pezzatura bianca. Nella Figura 12-B la mamma dei cuccioli bianchi non a caso è piebald.

Figura 12-A
(sable)

Figura 12-B
(bianco)

* Le parti in corsivo sono citazioni dallo Standard di Razza (FCI nr.148 del 09/05/01)

Laura Ranza
(da “I Nostri Cani”, anno 55°, nr. 2, febbraio 2009 e nr. 3, marzo 2009)